Filosofia del Cinema

Mission/Vision

Giovanni Scarafile, ricercatore di filosofia, professore aggregato di Etica e deontologia della comunicazione e di Cinema, fotografia e televisione nell’Università del Salento ed autore del blog Cinefilab. Lo abbiamo incontrato per fare il punto su quest’attività, sul podcast di filosofia del cinema ospitato su iTunes e sulle prossime attività.

Per una filosofia popolare e condivisa

Prof. Scarafile, come le è venuta l’idea del Podcast?

Il podcast nasce da una insoddisfazione, credo si possa dire così. Ero stanco di incontrare specialismi (notazioni tecniche, recensioni, lezioni, libri, articoli, ecc) che invece di introdurti ed accompagnarti all’interno dei contenuti fungevano piuttosto da impedimento all’accesso a quegli stessi contenuti. Mi sono detto che tutto questo era semplicemente assurdo. Sia chiaro: io penso che gli specialismi, per esempio un linguaggio squisitamente tecnico, siano indispensabili. Ma questo è vero con riferimento a determinati ambiti, per esempio in ambito squisitamente scientifico. Appunto, dipende dall’ambito. A volte ho come la sensazione che si comunichi senza tener conto dei propri interlocutori, pensando che essi debbano in un modo o nell’altro “adattarsi”. Non posso negare che in una qualche misura ciò possa essere utile, per esempio a vincere l’indolenza di alcuni. Al tempo stesso, non si capisce perchè lo sforzo di adattamento dovrebbe essere effettuato soltanto dai lettori e non da chi ai lettori si rivolge. Non lo trova un po’ strano?

C’è anche un altro aspetto. La filosofia del cinema è una materia di frontiera, se così si può dire. Per questa ragione, all’inizio – parlo della fine del 2004 – pensavo potesse interessare un ristrettissimo gruppo di persone. Ne ero ancora convinto quando, nel 2005, proposi di istituire il Laboratorio di filosofia del cinema nell’Università del Salento. Ciò che non avevo saputo immaginare era che mi sarei trovato ad aver di fronte studenti provenienti da molte Facoltà della mia Università, non soltanto da Scienze della Formazione. Fu quello un segnale che mi convinse che vi era un interesse diffuso, orizzontale, quasi un bisogno rispetto a cui era necessario fornire delle risposte. Se hai di fronte un uditorio non omogeneo, come quello cui mi sto riferendo, non puoi trincerarti dietro il tuo specialismo, ammesso che ci sia.., e devi invece trovare delle forme comunicative in grado di raggiungere tutti.

Su quali basi riprende il podcast?

In realtà, il podcast non è mai stato sospeso. Abbiamo per esempio inserito degli episodi in cui davamo conto della nascita di YOD, la rivista quadrimestrale che affronta le tematiche cinematografiche in prospettiva multidisciplinare.

Oggi direi che l’idea del podcast è rimasta fedele all’ispirazione originaria, cioè che il cinema sia titolare di risorse specifiche che consentono un altrettanto specifico  accesso ai contenuti. Questo approccio si rivela particolarmente fecondo oggi. Infatti, se inevasa risulta l’esigenza di una proposta di accesso al senso in grado di fornire risposte che possano fungere da orientamento, risulta decisivo essere in grado di avvicinare in modo inedito quegli stessi contenuti che sembrano scomparsi. Su questo versante, le risorse del dispositivo cinematografico sembrano utili e non soggette (non ancora, almeno) al detrimento della forza di significazione dei consueti canali segnici. È questo, in rapida sintesi, l’assunto teorico dal quale muoviamo.

Infine c’è un aspetto che pure credo non debba essere trascurato. Mi riferisco al blog con la possibilità per ciascun ascoltatore di intervenire in prima persona.

Quale è la differenza tra i contenuti del podcast e quanto offerto da altri canali (siti) di contenuti cinematografici?

La prima differenza è di forza. I siti che offrono contenuti cinematografici (recensioni, per esempio) sono numerosi e molto ben organizzati. Da questo punto di vista, non c’è possibilità di istituire alcun tipo di competizione possibile. Per fare un esempio concreto, noi non saremo mai in grado di offrire le recensioni di tutti i film nelle sale. Debbo confessare, però, che non viviamo questa situazione come una sconfitta, dato che i nostri obiettivi sono differenti.

Quali sono i vostri obiettivi dichiarati?

In uno slogan direi «non multa, sed multum». Ci interessa prioritariamente mostrare la veridicità dell’assunto teorico accennato in precedenza non in astratto, ma in modo concreto, per esempio con riferimento ad un film specifico. Abbiamo definito meglio il focus del podcast. Siamo interessati a mostrare quel guadagno di significazione che il cinema offre rispetto ai consueti percorsi di senso. Questo guadagno a volte può emergere da un singolo particolare del film oppure può venire espresso da un intero film.

Può fare un esempio di ciò cui allude?

Senza andare troppo indietro alla storia del cinema, mi viene in mente l’esempio offerto dal film Il costo della vita di Philippe Le Guay. Sembra che il topic del film sia l’atteggiamento nei confronti del denaro. Io invece penso che nel comportamento del protagonista del film, Coway vi siano elementi per una figuratizzazione della speranza, cioè per una riproposizione semantica del concetto di speranza che segue vie differenti, visuali per l’appunto, rispetto ai più tradizionali percorsi di tipo scritturistico. Di questo, ho scritto più diffusamente in L’adesso del domani. Rifigurazioni della speranza nel cinema moderno e contemporaneo (Effatà Editrice 2007). Il caso del film cui mi riferisco è solo un esempio, come dicevo, ma mi pare che renda evidente le potenzialità enormi insite nel discorso che abbiamo in mente e che proviamo a realizzare nel podcast.

Qual è la forma standard di un episodio?

Ci sono almeno due forme standard. La prima consiste nell’isolare un motivo filosoficamente rilevante all’interno di un film. Il motivo può avere diverse consistenze, come dicevo prima. Può trattarsi (è raro, in verità) di una o più battute pronunciate da qualcuno dei protagonisti. Può trattarsi anche di una scena specifica che si incarica di tradurre un particolare contenuto attraverso le sue specifiche peculiarità. In questo secondo caso, si tratta di decrittare queste modalità, “leggendo” quella scena, cioè riconducendola, nella misura in cui ciò è possibile, alle scelte tecniche del regista (la serie dei piani, le inquadrature) o agli stilemi del regista.  Quando il motivo filosofico sia stato individuato si tratta di approfondirlo mediante un’ermeneutica che riservi un ruolo non secondario all’ascoltatore del podcast, che in questo modo si trova ad essere investito di una sorta di cooperazione interpretativa.

E la seconda forma standard in che cosa consiste?

Come dicevo, talvolta la individuazione del particolare filosofico necessita di un apparato concettuale in grado di accompagnare nella decrittazione delle singole sequenze. Questo armamentario non può essere dato per scontato o, peggio, essere ritenuto appannaggio soltanto degli studiosi. Penso invece che debba esistere la possibilità di acquisire un equipaggiamento più veloce, ma non per questo meno significativo. Al fianco dei consueti episodi, l’ascoltatore troverà dunque la Pillole, una sorta di piccole guide a singoli aspetti che ci aiutano ad approfondire determinati momenti di storia del cinema o di linguaggio cinematografico. Inoltre, ogni episodio del podcast è accompagnato da un lista di keywords, in grado di fornire un rinvio ad altri temi o determinazione tematiche.

Non c’è il rischio di fare del cinema un pretesto?

Il nostro intento è di parlare del cinema in presenza del cinema. Significa utilizzando le risorse specifiche possedute dal mezzo cinematografico per cogliere quella differenza tra il modo di significazione realizzato dal cinema e tutti gli altri modi di significazione (si pensi alla letteratura, solo per fare un esempio). Il pretesto cui Lei allude si profila ogni volta che le risorse cinematografiche fossero subordinate ad altre forme di significazione. In linea di principio (ogni ascoltatore potrà verificare in prima persona), noi proviamo a fare il contrario.

A suo giudizio, qual è il più bel film nella storia del cinema?

Bella domanda. “Ordet”, credo, e sa perché? Per il modo in cui il regista Dreyer ha saputo trasporre visivamente i contenuti partendo dalla sceneggiatura di Munk.

Quanti film vede in una settimana?

Non tanti, in realtà. In media, due. A volte, tre.

Ogni film visto “passa” nel podcast?

No. Nel podcast parlo soltanto dei film che offrono più spunti per riflettere.

Questo sito contiene anche altri contenuti, non è vero?

Sì, è vero. Cerco di aggiornarlo con alcuni testi scritti in occasioni particolari. Mi piace l’idea che i testi – alcuni, almeno – possano essere letti gratuitamente. Si ricevono feedback a volte illuminanti e di questo sono molto grato.

(Eli Fizzi Castrozzi, Redazione de Il Giornale dei Cinefili)

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