Filosofia del Cinema

Giovanna d’Arco: un messaggio pungente

In filosofia del cinema on 18 novembre 2016 at 17:27

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Vittoria Pisanò

Robert Bresson, autore e regista de “Processo a Giovanna d’Arco”, arriva dritto al punto analizzando l’ultima fase della vita di questa giovane donna francese processata e condannata a morte, perché ritenuta eretica, da un tribunale ecclesiastico inglese del quindicesimo secolo.  L’energia che nutre l’animo, coraggioso e caparbio, della protagonista proviene dalle voci di Santa Caterina e Santa Margherita che ode giorno e notte. Per amore di Cristo Signore trova la morte bruciando tra le fiamme dell’ingiustizia. Stravolgere il messaggio di Cristo da uomini di Chiesa, uccidendo così brutalmente una ragazzina indifesa, non è forse un’ingiustizia? Chi detiene il potere ecclesiastico ha realmente il diritto di porre fine alla vita di un essere umano? Potere come giustizia o potere come supremazia? Sono questi gli elementi, evidenziati da Bresson, che ci guidano ad un’attenta riflessione su Giovanna, la quale non è altro che una vittima dell’ignoranza del passato. Illuminante come, in alcune scene,  sia messa in risalto la fragilità della ragazza, con le sue paure e i suoi dubbi non dettati da una vacillazione di fede ma da semplici timori costitutivi della natura umana. Pellicola estenuante, sfondi cupi caratterizzati da un bianco e nero angosciante, ritmi molto lenti, musiche quasi completamente assenti e un finale oserei dire sfibrante. Nonostante questo il messaggio pungente del regista colpisce senza mezze misure la sensibilità del pubblico.

Maria Clara Schito

“Il Processo di Giovanna D’Arco” di Robert Bresson è basato sul processo per eresia subito da Giovanna D’Arco prima della sua condanna.

La protagonista è dipinta come una donna di fede dalla personalità molto forte. La ragazza viene sottoposta al processo senza la possibilità di avere difensori, per moltissimi mesi è costretta a subire lunghissimi ed umilianti interrogatori dove le si dà la possibilità di rinnegare ciò in cui crede fermamente, ma lei rifiuta

con determinazione ogni volta. Solo verso la fine, fattasi prendere dal timore di essere bruciata, accetta l’ultima delle proposte che le vengono date.

Successivamente,  però, decide di riaffermare ciò che aveva rinnegato con la consapevolezza della sorte cui sarebbe andata incontro.

Ricordiamo che Giovanna rappresenta una figura di grande rilievo storico, non solo per il suo martirio, ma

anche per il contributo dato in difesa della sua patria: ha infatti riunificato il suo paese, guidando vittoriosamente l’esercito francese contro quello inglese.

La visione di questo film ha suscitato in me uno stupore dovuto all’ammirevole coraggio di Giovanna; infatti la protagonista rispetta i propri ideali fino alla fine, non facendosi sviare neppure dalla paura della morte. Consiglio vivamente di guardare questo film perchè affronta in maniera molto realistica una vicenda storica, basta pensare al fatto che è basato sui dialoghi originali del processo. Questo fattore dà infatti allo spettatore la possibilità di immergersi interamente nella vicenda, avendo quasi la sensazione di essere lì presenti. Le eroine come Giovanna D’Arco dovrebbero rappresentare un modello di riferimento per tante persone, soprattutto giovani , che devono affrontare le avversità della vita.

Infatti, si possono difendere i  forti  ideali in cui si crede solo combattendo con grande tenacia e determinazione per i propri progetti di vita.

Luca Valentino

Il film, “Il processo di Giovanna d’Arco” di Robert Bresson, racconta il processo inquisitorio, al quale viene sottoposta, nel 1431, Giovanna d’Arco, accusata di stregoneria ed eresia per aver indossato abiti maschili e per la facoltà di rivolgersi direttamente al divino senza la mediazione della Chiesa cattolica. La giovane eroina francese risulta essere, quindi, vittima di un processo che, pur mancante di una dialettica tra le parti, la vede capace di elevarsi, con grande compostezza e abnegazione, a livello dei giudicanti e preferire alla sottomissione ad un “padrone”, l’iniziale solitudine carceraria e la successiva morte sul rogo, impostale per non aver rinnegato ciò che aveva sempre sostenuto. È vittima di un processo governato dai “peggiori”, figure ecclesiastiche semi-umane che, assetate di capitale e denaro, esercitano un potere autoritario e coercitivo, con il quale cercano di trovare, attraverso numerosissimi complotti, interrogatori e torture, prove schiaccianti per condannare un’imputata capace di mettere in discussione, con le proprie parole, il ruolo di unico mediatore tra Dio e uomini, rivestito dalla Chiesa. Giovanna d’Arco si trova così a vivere in un periodo in cui a regnare non è la ragione umana ma la legge di una Chiesa sempre più rinchiusa tra sbarre di banconote, corruzione e arrivismo e dietro alle cui mura sembrano albergare e nascondersi i più malefici diavoli infernali. Risulta essere, dunque, un film capace di affascinare e far riflettere lo spettatore. In esso, infatti, traspare tutta la drammaticità dell’evento attraverso un tono di voce dei personaggi quasi disumano e privo di sentimento ed una scena iniziale di una madre, in lutto per una figlia uccisa proprio da chi non poteva comprendere tale valore materno.

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