Filosofia del Cinema

La perpetua assenza dell’altro nell’amore

In Film a Lecce on 21 settembre 2014 at 15:34

MudNel corso di una perlustrazione di un isolotto sul Mississipi, due quattordicenni, Ellis e Neckbone, trovano una barca incredibilmente incagliata su un albero, probabilmente in seguito ad un’alluvione. Prima ancora di riuscire a fare qualsiasi progetto, i ragazzi scoprono che l’imbarcazione è abitata da Mud (Matthew McConaughey), una sorta di barbone, il quale, vinta l’iniziale diffidenza dei giovani interlocutori, inizia a raccontare la sua storia. Da subito, egli appare come sospeso ed in bilico, come la barca eletta a sua dimora: da un lato, l’uomo è in cerca di una concreta possibilità di fuga, in quanto accusato di omicidio; dall’altro, è in attesa di potersi ricongiungere alla fidanzata Juniper (Reese Witherspoon). La vicenda esistenziale di Mud incuriosisce in particolare Ellis (Tye Sheridan), che decide di aiutarlo, diventando il suo messaggero nei confronti di Juniper.

È a questo punto che il film “Mud” del giovane regista Jeff Nichols, presentato a Cannes nel 2012, si biforca: mentre la trama si incarica di svolgere la vicenda esteriore dell’uomo in fuga, ricercato dalla polizia e dai cacciatori di taglie, il cuore della storia diviene l’incontro tra Mud ed Ellis. Lo stile del film, difficilmente rubricabile in un genere definito, stenta a tenere insieme le due componenti ed è proprio in questa debolezza strutturale della pellicola che si affermano le doti dei due attori protagonisti.

Le vicende di Mud e di Ellis diventano parallele. Entrambi sperimentano la dedizione dell’attesa nei confronti delle rispettive fidanzate. Se il padre di Ellis, sulla soglia di una separazione matrimoniale imminente, istruisce alla vita il figlio dicendogli “Non ti fidare dell’amore. Ti consuma e poi ti lascia a bocca aperta”, il ragazzo è invece attratto dall’esempio di Mud che sembra incarnare più autenticamente la capacità di colui che, amando veramente, riesce a liberare l’altro dalla sincronia del sentimento.

In effetti, Mud sperimenta la grammatica della vita affettiva, a proposito della quale Barthes scriveva: “L’altro è in stato di perpetua partenza, sempre sul punto di mettersi in viaggio; egli è, per vocazione, migratore, errante; io che amo sono invece, per vocazione inversa, sedentario, immobile, a disposizione, in attesa, sempre nello stesso posto, in giacenza. […]. Io, sempre presente, non si costituisce che di fronte a te, continuamente assente”. È per questo che quando l’altro, per sua scelta, si sottrae definitivamente al legame relazionale, l’identità dell’io viene ad essere frantumata. È quel che succede a Mud quando riceve il messaggio di Juniper: “Lo amo tantissimo – confessa la donna – ma non posso passare il resto il resto della vita in fuga con lui”.

Il film presenta una durata ingiustificata (130 minuti). Come nelle giostre panoramiche, la trama parte lentamente per poi raggiungere una velocità vertiginosa sul finire del film. “Mud”: troppo lento, troppo veloce.

 

[Pubblicato nella rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 7 Settembre 2014]

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