Filosofia del Cinema

L’inquietudine di uno sguardo diverso

In filosofia del cinema on 18 maggio 2014 at 10:42

 

solo gli amantiIn “Solo gli amanti sopravvivono” di Jim Jarmusch, accompagnati dall’atmosfera rarefatta delle musiche di Jozef van Wissem, nella vertigine consentita dalla scelta registica di collocare la macchina da presa, ruotante su se stessa in un movimento dall’alto verso il basso, perpendicolare rispetto alla scena, veniamo immersi negli ambienti in cui vivono Adam (Tom Hiddleston) e Eve (Tilda Swinton). Stoffe preziose alle pareti, libri antichi, strumenti musicali prestigiosi e, soprattutto, carenza di luce, fanno da contorno ai due esseri che, separati da chilometri di distanza, lui a Detroit, lei a Tangeri, grazie al montaggio alternato di Jarmusch, vengono mostrati contemporaneamente mentre giacciono inerti, sdraiati su divani, accomunati dalla stessa inquietudine. Adam e Eve, protagonisti del film, sono due vampiri ed è inevitabile che la mente corra a scene violente, rapimenti, lotte, secondo l’iconografia corrente alimentata dai recenti film dedicati proprio a questi esseri. La pellicola di Jarmusch si colloca, tuttavia, su un versante completamente diverso. Per tutta la sua durata (che temerariamente supera le due ore), infatti, non ci sono scene eclatanti, ma piuttosto la rappresentazione del disagio esistenziale di chi non riesce a trovare la propria esatta collocazione nel mondo. Da una parte, creature che sperperano indifferenti le più preziose risorse del pianeta, senza rispetto alcuno per il mondo che li ha accolti. Dall’altra parte, esseri che vivono nell’ombra, nell’ascolto misterioso degli elementi in cui sono immersi, in luoghi disabitati ma saturi di storia, non potendo fare a meno della cultura e della musica. Da una parte, gli uomini; dall’altra i vampiri. È questo il milieu del film di Jarmusch. Nella rappresentazione dolente e malinconica offerta dal regista, dunque, i vampiri rappresentano una razza in via di estinzione, per la sopravvenuta impossibilità causata dall’inquinamento di reperire sangue puro di cui, com’è noto, hanno bisogno per nutrirsi. Le peregrinazioni notturne nelle vie di Tangeri e di Detroit sono visivamente affascinanti ed in linea con la cifra stessa del cinema di Jarmusch, le cui scene sono spesso ambientate di notte (si pensi, solo per fare un esempio, a “Taxisti di notte” del 1991).

Un altro elemento ricorrente è il ricorso a personaggi celebri, già nominati in altri film: è il caso di Nikola Tesla, l’inventore vissuto a cavallo del secolo scorso, le cui teorie sono ammirate da Adam in quest’ultimo film, come dai due personaggi protagonisti del corto “Champagne” in “Coffee and Cigarettes” del 1986. In concorso alla 66ma edizione del Festival di Cannes, il film presenta tratti di originalità nella proposta rivolta allo spettatore di sentirsi guardato più di che guardare. I vampiri, infatti, ci restituiscono uno sguardo altro sul nostro stesso mondo, diventando testimoni della decadenza di una intera civiltà, la nostra.

[Pubblicato nella rubrica Punctum del Nuovo Quotidiano di Puglia del 18 Maggio 2014]

 

 

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