Filosofia del Cinema

La trappola del pregiudizio

In filosofia del cinema on 11 maggio 2014 at 16:26

devils-knot

Con “Fino a prova contraria. Devil’s knot”, il regista Atom Egoyan porta sul grande schermo la vicenda, realmente accaduta a West Memphis agli inizi degli anni Novanta, in cui tre ragazzini di otto anni furono seviziati ed uccisi in un bosco. La piccola comunità in cui le famiglie delle vittime vivevano fu profondamente sconvolta dall’evento. Le ricerche della polizia portarono rapidamente all’individuazione dei colpevoli, tre giovani del posto appassionati di riti satanici, i quali tuttavia si dichiararono sin dal primo momento innocenti. Il film si concentra lungamente sulle fasi del processo ai tre imputati, soffermandosi sulle leggerezze nell’attività degli investigatori, indotti ad una rapida conclusione delle indagini preliminari dall’allarme suscitato nell’opinione pubblica.

Reese Witherspoon interpreta la mamma di uno dei bambini, mentre Colin Firth veste i panni di Ron Lax, l’investigatore privato che per primo intuì l’inconsistenza delle prove contro i tre giovani, fornendo gratuitamente la propria consulenza agli avvocati difensori.

Nella vicenda alcuni particolari rivestono un indubbio interesse. Solo per fare due esempi: il contrasto tra la passione per l’occulto e la musica heavy metal dei giovani accusati e la mentalità prevalente degli abitanti del villaggio, fondata pervicacemente sul credo cristiano; la dinamica tra donne e uomini all’interno dei rapporti di coppia dei genitori dei bambini scomparsi. Egoyan prova a tenere insieme tutti questi elementi, senza in realtà compiere mai una scelta precisa. Il risultato è una sorta di patchwork, talmente eterogeneo da garantire al film un’inevitabile caduta della tensione. Gli stessi attori protagonisti sembrano impotenti di fronte alla genericità dell’impianto narrativo. Rispetto alla complessità della vicenda cui è ispirato, il film risulta pertanto inefficace sotto molti punti di vista. Una conferma di questo limite è rinvenibile nella lunghezza eccessiva dei titoli di coda in cui si dà conto degli ulteriori sviluppi degli avvenimenti mostrati. Trasporre in immagini questo dramma non era una operazione inedita. Nel corso degli anni, la vicenda di West Memphis ha ispirato quattro documentari il cui successo ha addirittura portato alla riapertura del caso ed alla scarcerazione dei tre giovani.

Egoyan che, dal  “Viaggio di Felicia” a “Chloe. Tra seduzione e inganno” ci aveva abituati a pellicole in cui veniva mostrato quel sottile confine tra il bene ed il male, in quest’ultimo film, pur in presenza di una storia potenzialmente molto ricca di suggestioni, giunge ad un risultato sbiadito. La scena in cui la Witherspoon si reca nella scuola elementare per far correggere alla maestra il compito del figlioletto scomparso e viene avvicinata dai bambini che, uno alla volta, a ritmo costante, la stringono in un unico abbraccio è talmente sovraccarica di melensaggine da poter seriamente concorrere per l’inserimento nel catalogo delle più brutte scene della storia del cinema.

 

 [Pubblicato nella rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del giorno 11 Maggio 2014]

 

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