Filosofia del Cinema

Il magnanimo e il doppio

In filosofia del cinema on 14 aprile 2014 at 06:46

masquerade“Masquerade” è il titolo internazionale di un film coreano del 2012 diretto da Choo Chang-min, vincitore di numerosi premi in patria e in Asia. Ambientato nella Corea del 16° secolo, ricostruisce gli eventi occorsi in quindici giorni non registrati negli annali del regno, al tempo del re Gwang-hae (1574-1641) interpretato da un bravissimo Lee Byung-hun (attore noto anche per aver recitato in produzioni USA) nel doppio ruolo del re e del suo sosia.

Il re Gwang-hae sospetta un attentato alla propria persona da parte di ignoti oppositori. Per scongiurare il pericolo di un eventuale avvelenamento, egli fa cercare un sosia che lo sostituisca. Il suo fido braccio destro Heo Gyun (Ryoo Seung-ryong) trova in Ha-seon, un commediante e saltimbanco, il suo perfetto sostituto. Ha-seon è in tutto e per tutto smile al re, e sulle prime l’inganno riesce. Tuttavia, il re viene ugualmente avvelenato. Nei giorni sospesi tra la vita e la morte del sovrano, il Primo Segretario decide, in segreto accordo con il Primo Eunuco (Jang Gwang), di sostituirlo pubblicamente con il sosia per non destare sospetti e allo stesso tempo tentare di scoprire i cospiratori. Ha-seon viene così istruito sulle pratiche di governo e sui riti di corte. Dopo un primo momento di comprensibile difficoltà ad adattarsi al ruolo di sovrano, costellato di episodi comici, Ha-seon inizia a imitare in pubblico anche la personalità del sovrano assente. Tuttavia la sua naturale umanità lo porterà ad avere una relazione solidale coi suoi sottoposti, creando un rapporto di reciproca profonda amicizia e devozione nelle persone che gli sono più vicine e che sono deputate alla cura e alla sicurezza della sua persona.

Come in “Kagemusha, l’ombra del guerriero” (1980) di Akira Kurosawa, il sosia chiamato a sostituire il sovrano è un uomo comune, preso dalla strada, che conserva i tratti di umanità e autenticità che si suole attribuire alle persone che affrontano problemi di vita ordinari. Ha-seon porta con sé una parte di ironia e leggerezza, di amore per gli altri e sincero interesse per le loro difficoltà da riuscire a pronunciare le giuste parole che muovono il cuore delle persone che gli sono vicine.

Il film fornisce inoltre la possibilità di una ulteriore chiave di lettura proprio quando celebra le qualità di un regno giusto e magnanimo. Come indicato nella Allegoria del Buon Governo (1338-39), ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, uno stato deve essere innanzitutto retto dalla Giustizia, cui si associano altre virtù quali Sapienza, Concordia, Fortezza, Prudenza, ma anche Magnanimità. Ed è questa la principale caratteristica del falso Gwang-hae. Per Salvatore Natoli, il magnanimo «è colui che punta a cose grandi e impegnandosi per questo produce cose buone e, se forte abbastanza, una sovrabbondanza di bene che ridonda a vantaggio di tutti».

Come in ogni storia sul doppio, ogni aspetto ha il suo contrario e opposto in un altro, ma proprio per questo le due parti si potranno sommare per divenire uno.

(con Roberta Pizzi)

Pubblicato nella rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 13 Aprile 2014.

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