Filosofia del Cinema

Umani, oltre ogni avere

In filosofia del cinema on 23 marzo 2014 at 18:07

le piccole ideeC’è il ricercatore universitario (Luca d’Alessandro), divorziato, il quale, nonostante uno stipendio fisso, è nella condizione di non poter esaudire il desiderio della figlioletta (Gea Dall’Orto) di avere come regalo di compleanno una bicicletta rosa. Al professore, infatti, tra assegno di mantenimento e mutuo per la casa, rimangono mensilmente solo poco più di duecento euro. In questa precaria situazione economica, la bicicletta è una meta amaramente non conseguibile. Con i colleghi, nell’Università di Firenze, il docente si sfoga, sognando di andare a lavorare in America, dove tutto cambierebbe. Poi, tornato a casa, scopre che gli hanno tagliato pure il gas. Rimane come ultima chance la mensa della Caritas ed è lì che apprende che in una ciclofficina vicino al duomo pare sia possibile assemblare a costo zero una bicicletta partendo da pezzi di ricambio usati. Recatosi presso la bottega, il professore scopre che il titolare è lo stesso studente che ha promosso a stento nell’ultima seduta d’esame. Quando gli sguardi tra i due uomini si incrociano, succede qualcosa di non facilmente definibile che trasforma la voglia di rivalsa del giovane studente in un sentimento di vicinanza in grado di colmare ogni distanza.

C’è anche l’imprenditore veneto (Mario Vigiak) che, rimasto senza commesse per la propria azienda, è costretto a licenziare i dipendenti. Di fronte alla disperazione, accantonata l’idea del suicidio, l’uomo decide di proporre un ultimo incontro in fabbrica per una grigliata. Alla maggior parte degli ex dipendenti, però, l’idea sembra astrusa e fuori contesto. Che cosa c’è da festeggiare, infatti, se sono rimasti senza lavoro? Tuttavia, il giorno fissato per l’appuntamento in fabbrica uno dei dipendenti non vorrà far mancare la sua vicinanza al suo ex datore di lavoro, il quale, non per il fatto di aver perso tutto merita di essere negato nella sua umanità.

C’è anche la famiglia che non può pagare la mensa scolastica della figlia o il licenziato quarantenne che non trova più la forza di uscire di casa nel film a episodi “Le piccole idee” di Giacomo Faenza. Il film costituisce un perfetto ritratto evenemenziale della parabola discendente della classe media nella società italiana contemporanea.  Il realismo delle storie non è restituito nello stile del documentario, ma soprattutto mediante l’impiego di attori non professionisti.

Faenza ha il merito di cogliere in ciascuna delle vicende raccontate quegli elementi di resistenza e speranza, valore aggiunto di un’umanità che non si rassegna ad essere definita in base al possesso dei beni, secondo l’ideale dell’homo oeconomicus che vede nella massimizzazione dell’interesse individuale il proprio imperativo categorico.

In tal modo, gratuità, dono, vicinanza assumono i tratti di una alternativa concreta, qui ed ora. È merito del film di Giacomo Faenza, figlio di Roberto Faenza, di aver saputo rendere tangibile la possibilità e la pratica di questa alternativa.

 

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: