Filosofia del Cinema

La perfidia delle relazioni intrafamiliari

In filosofia del cinema on 2 febbraio 2014 at 12:11

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La voce di un uomo che, solitario, si allontana in barca dalla riva di un lago ci ricorda, citando T.S. Eliot, che “La vita è molto lunga”, introducendoci all’interno de “I segreti di Osage County” di John Wells. Il regista porta sul grande schermo “Agosto, foto di famiglia” di Tracy Letts, un’opera teatrale nonché commedia, già premio Pulitzer, pubblicata in Italia da BUR Rizzoli.

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Le terre aride e desolate dell’Oklahoma non sono semplicemente una cornice in questo film. Fuori tutto sembra fermo, placido, silente; dentro, nella casa abitata dagli Weston, ogni cosa partecipa di un’energia satura di aggressività, apparentemente tenuta a freno da una consunta liturgia degli affetti. Fin dalle prime scene, si impone il personaggio di Violet (Meryl Streep), alla quale, in circostanze che si chiariranno progressivamente, è venuto a mancare il marito Beverly (Sam Shepard) cui appartiene la voce ascoltata all’inizio. In seguito alla scomparsa dell’uomo, le tre figlie di Violet faranno ritorno a casa, trovando una madre ammalata di cancro ed imbottita di antidolorifici. Tale debolezza è solo parzialmente in grado di fiaccare l’indole della donna, che nei momenti di lucidità dimostra, con autocompiaciuta perfidia, di aver conservato uno sguardo vigile sull’esiste

nte.

Nell’atmosfera asfissiante dell’estate del Midwest, il ritrovarsi delle donne innescherà un graduale contendere, fondato sull’implicita rivendicazione di torti subiti, diritti violati, segreti troppo a lungo celati. Non a caso si può parlare di dramma familiare. In spregio ad ogni imperante ideologia favorevole alla equiparazione tra famiglia tout court e paradiso terrestre, il film rappresenta uno spietato ritratto dell’impossibile convivenza tra componenti di una famiglia tradizionalmente intesa.

“I segreti di Osage County” è intriso della sostanza che intende portare in scena. È dunque un lungometraggio claustrofobico, come la casa dalle tende perennemente chiuse in cui la vicenda si svolge. Esso si fonda principalmente sull’interpretazione di Meryl Streep e Julia Roberts che, per i rispettivi ruoli, sono candidate agli Oscar. Inoltre, va ricordato che il film può contare su un cast di assoluta eccellenza (Julianne Nicholson, Juliette Lewis, Mattie Fae Aiken, Dermot  Mulroney, Ewan McGregor,  oltre al co-produttore George Clooney).

L’impressione generale è di trovarsi di fronte ad un grande film, per quanto non una novità assoluta. Solo per fare un esempio tra i molti possibili, la scena del pranzo di famiglia usata come luogo di una rivelazione devastante era già stata usata in “Festen”, film del 1998 di Thomas Vinterberg. Più lo sguardo del regista ci porta dentro la casa degli Wenston, più cogliamo in quei litigi una dimensione universale, riferibile all’inevitabile declinare di ogni umana esistenza. Ritornano così in mente le parole di Eliot: “La vita è molto lunga. / Tra il desiderio / E lo spasmo / Tra la potenza / E l’esistenza / Tra l’essenza / E la discesa / Cade l’Ombra”.

 

[Pubblicato nella Rubrica Punctum del Nuovo Quotidiano di Puglia del 2 Febbraio 2014]

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