Filosofia del Cinema

Money, money, money

In filosofia del cinema on 26 gennaio 2014 at 08:31

The-Wolf-of-Wall-Street

 

In una delle convulse scene iniziali del film “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese, due uomini in uno stato di irrefrenabile euforia, circondati da un numeroso gruppo di colleghi urlanti, stanno per lanciare un nano verso un enorme bersaglio di gomma posto di fronte a loro. Si tratta di una delle tante azioni prive di senso, date in pasto dal protagonista Jordan Belfort (Leonardo Di Caprio, Golden Globe 2014 come miglior attore protagonista), affermato broker di Wall Street, alla schiera dei suoi famelici collaboratori. Jordan è un uomo che si è fatto da sé, grazie ad una indubbia capacità di persuasione degli altri, messa al servizio di una brama di potere senza confini.

 

Scorsese realizza un biopic, un film biografico, partendo dalla vera storia di Jordan Belfort, pubblicata in Italia da BUR. Guardando in macchina, il protagonista si rivolge direttamente agli spettatori, facendoli entrare nel mondo della finanza statunitense degli anni Ottanta, in un microcosmo pressoché delirante, fatto di ambizione sfrenata, feste orgiastiche decadenti ed avidità completamente dispiegata. Si potrebbe parlare di clima da edonismo reaganiano ma ogni definizione sembra veramente porsi al di sotto di ciò che le immagini di Scorsese lasciano fin troppo abbondantemente trasparire nelle quasi tre ore del film. Nella sua bulimia rappresentativa, il film non chiede allo spettatore di completare immaginativamente quanto visto. Lo spettatore deve solo assistere e, ovviamente, cercare di resistere fino alla fine del film. Ne viene fuori un ritratto godibile, senz’altro triste, che, come ha notato giustamente il critico del New Yorker, assomiglia ad un musical, pur non essendolo. Il film potrebbe essere preso a prestito per studi relativi alla leadership carismatica o per una aggiornata sociologia del potere. Tuttavia, accantonato il catalogo visivo delle ipertrofie cui il protagonista è abituato, l’impressione è di trovarsi di fronte ad una satira piuttosto ripetitiva, nonostante l’indubbia bravura degli interpreti (oltre al già citato Di Caprio, merita una menzione Jonah Hill nella parte di Donnie Azoff, miglior amico del protagonista).

esegesi bloyCome osservò Leon Bloy nella “Esegesi dei luoghi comuni”, siamo talmente radicati in alcuni luoghi comuni che un mondo diverso non solo non è possibile, ma non è nemmeno immaginabile. A proposito degli affari, l’intellettuale francese scriveva: “Impossibile dire con esattezza che cosa sono gli Affari. Sono una divinità misteriosa, qualcosa come l’Iside dei mascheroni che soppianta tutte le altre divinità. Gli Affari sono Affari, come Dio è Dio, cioè fuori da tutto. Gli Affari sono l’inesplicabile, l’indimostrabile, l’incircoscritto, tanto che basta enunciarlo, questo Luogo Comune, per risolver tutto, per metter subito la museruola a condanne, collere, lamenti, suppliche, sdegni e recriminazioni”. Il film di Scorsese aiuta a sradicare questo ennesimo luogo comune o ci installa ancor più radicalmente in esso?

 

Cinefilab Podcast, con Marina Alemanno.

  1. A mio parere non si è tenuto presente l’aspetto fondamentale del film: l’avidità. E’ ovvio che quest’uomo fosse “affamato” di soldi, ma questo non spiega tutto ciò che ha realizzato. La sua carriera poteva benissimo finire nel venerdì nero del ’87 o avendo un bel po’ di soldi vendendo qualche penny stocks a Long Island. Invece diviene a capo di un impero nel momento in cui l’amico vuole lavorare per lui. Inoltre come fanno a vendere azioni fasulle? Basandosi sull’avidità del compratore che vuole arricchirsi facilmente delegando qualche euro ad un perfetto sconosciuto.
    Elemento, a mio parere, più discutibile è il patteggiamento di J.Belfort. Le realtà competenti gli hanno offerto un accordo, pagando una multa di qualche milione poteva uscirsene più o meno pulito. Solo la sua miopia e l’arroganza lo portano allo sfacelo. Il sistema capitalistico, soprattutto gli USA, tende a difendere i suoi paperoni cosi come difese le banche che specularono sui debiti. La differenza tra la “truffa” di Belfort e la recente crisi qual è?

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