Filosofia del Cinema

Cinema che acuisce la visione: “Fresia” di Corrado Punzi

In filosofia del cinema on 5 gennaio 2014 at 08:42

Fresia

La rappresentazione dell’invisibile è, da sempre, la meta più ambita per un intellettuale. Nell’invisibile, infatti, albergano dimensioni dell’umano che non si può fare a meno di esprimere, se non rinunciando al compito stesso di pensare. Quando l’invisibile è costituito dal male, l’atto che cerca di esprimerlo trova di fronte a sé il rischio della reificazione dell’altro, come accade nella cosiddetta “tv del dolore”. Leibniz, il filosofo della teodicea, incoraggiava a cercare modalità specifiche per esprimere in modo adeguato ciò che in teoria non può essere comunicato.

Nella dialettica tra la luce della piena espressione ed il buio di ciò che non può essere visto si colloca emblematicamente “Fresia”, il film documentario del regista leccese Corrado Punzi, prodotto da Marco Bechis con il supporto dell’Apulia Film Commission che, presentato al Festival Internacional del Nuevo Cine latinoamericano a Cuba, sarà proiettato in anteprima il 7 Gennaio al Cinema DB d’Essai di Lecce.

Cartel 35 festival

Fresia è una donna cilena la cui vita è stata tragicamente segnata dalla sparizione del marito Omar Venturelli,  avvenuta durante la dittatura di Pinochet. Dopo quasi quarant’anni di lotte per ottenere giustizia, Fresia riesce a trovarsi faccia a faccia in un tribunale italiano con Alfonso Podlech, il militare ritenuto responsabile delle torture e della morte di suo marito. Il film di Punzi muove dal lavoro dell’avvocato leccese Marta Vignola e segue le diverse fasi del processo fino alla sentenza finale, con alcuni significativi flashback girati direttamente in Cile.

Di fronte al male patito da Fresia, le immagini e la discrezione dello stile registico di Punzi non indicano semplicemente a distanza. Accompagnate dalla musica di Francesco Cerasi, quelle immagini sono intrise dell’ineffabilità che intendono rappresentare. Per questa ragione, “Fresia” può essere considerato un’impressionante ricognizione visiva del dolore umano che, pur senza scadere nell’esposizione reificante della sventura, con equilibrio è in grado di fondere la dimensione individuale della sofferenza con quella universale del patire. Negli occhi di Fresia, nelle lacrime della figlia Pacita, nell’impegno militante di Marta Vignola, noi scorgiamo la perenne lotta dell’umanità contro le forme più atroci assunte dal male. La scena in cui le parole di Omar Venturelli, scritte dal carcere alla figlia Pacita di tre anni, risuonano nel tribunale non solo commuovono profondamente, ma andrebbero inserite in un manuale di storia del cinema documentario.

Girare il film – ha scritto Punzi – è stato “l’unico modo perché questa storia non finisca e perché Fresia, anche da morta, possa continuare a parlare, a guardare lo spettatore negli occhi e a chiedere giustizia, a chiedergli di continuare a lottare per lei”.

Dal buio delle placide indifferenze alla luce in grado di acuire la visione: cinema di impegno civile, ma anche di testimonianza, “Fresia” è un film assolutamente da non perdere.

[Nella rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 5 Gennaio 2014]

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corrado punzi 3

Il regista Corrado Punzi

Corrado Punzi è nato a Lecce nel 1979. E’ dottore di ricerca in Filosofia del diritto e ha scritto un libro dal titolo Democrazia come paradosso. Ha sceneggiato e diretto diversi cortometraggi e documentari. Nel 2002 è stato in Cile per raccontare la sanguinaria dittatura di Pinochet (Le bende del giaguaro – 42 min.); nel 2004 ha organizzato dei laboratori cinematografici nel carcere minorile di Lecce e ha realizzato il cortometraggio I nostri volti. Per la Saietta Film di Edoardo Winspeare ha diretto diversi film istituzionali e ha girato il backstage del film I Galatuomini. Nel 2007 è stato in Burundi per girare un documentario sulla guerra etnica tra Hutu e Tutsi (Petit Pays – 64 min.). Nello stesso anno ha diretto anche il mediometraggio “Dove, i miei occhi” (29 min.) prodotto dal Salento Film Fund e presentato allo Human Rights Festival di Bologna. Nel 2009 ha scritto “Di chi sei figlio”, una sceneggiatura sulla lotta delle lavoratrici del tabacco nel Salento: il documentario è stato prodotto dall’Apulia Film Commission nell’ambito del Progetto Memoria.

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