Filosofia del Cinema

Oltre ogni desiderio

In Riletture on 2 gennaio 2014 at 18:57

 

Al termine di Strange Days, nel momento del classico confronto finale tra il protagonista e l’antagonista, quest’ultimo spiega a Lenny Nero il perché delle proprie azioni e dei propri omicidi. Scene come queste sono sempre pericolose perché rischiano di far scivolare nella banalità anche i migliori thriller, e invece gli sceneggiatori James Cameron e Jay Cocks riescono a risolvere il problema affidando al personaggio una spiegazione vuota. Le sue parole non dicono nulla perché, come dice lui stesso, “niente significa niente”. E’ a mio avviso un momento esplicativo dell’intero film, che funziona grazie alla forza delle sue immagini e non grazie alle parole. Sono le immagini a parlarci, a darci indizi e – nell’unica inquadratura a mio avviso fuori luogo del film – depistarci. Il protagonista della vicenda è Lenny Nero (Ralph Fiennes). Nella Los Angeles di fine millennio è uno spacciatore di clip e primo cliente di se stesso. Durante un dialogo con un suo cliente si definisce “l’uomo magico, il Babbo Natale del subconscio” perché è in grado di soddisfare ogni nostro desiderio, di prometterci l’esperienza del proibito e al tempo stesso la sicurezza: possiamo entrare nei panni di chiunque, anche in quelli di una ragazzina che si fa la doccia, e vivere anche solo per pochi minuti delle vite più eccitanti delle nostre. Non tratta le blackjack clip – le “morti in diretta”-, e le sue preferite sono quelle che riguardano il suo passato con una ragazza, Faith (Juliette Lewis), che lo ha lasciato per un produttore discografico e che ora si esibisce come cantante di un nightclub.  Quando una sua amica prostituta cerca di mettersi in contatto con lui, la sua vita viene messa a repentaglio ma al tempo stesso gli viene offerta un’opportunità di redenzione.

strange days

La vicenda si svolge nel corso di due giorni, il 30 e il 31 dicembre 1999. Con il nuovo millennio a fare da sfondo, il futuro appare incerto e la possibilità della fine del mondo sembra, man mano che il film va avanti, sempre più concretizzarsi. Questo pessimismo viene reso visivamente dalla mancanza di un qualsiasi spiraglio di luce: il protagonista vive di notte e dorme la mattina, e le uniche scene ambientate di giorno sono quelle dei suoi ricordi. Per quanto girate dal punto di vista di Lenny, questi ricordi sono rappresentati tramite inquadrature molto più aperte di quelle claustrofobiche della Los Angeles del 1999, una città che sembra un enorme ghetto, sorvegliata costantemente dagli elicotteri che non vediamo mai ma che sentiamo. Il film è diretto da Kathryn Bigelow, e la sua mano è evidente non solo nelle scene d’azione sempre concitate ma soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi. La deriva psicotica di molti dei suoi personaggi  la ritroviamo sia nelle scene di omicidio insistite riprese dal punto di vista dell’assassino, sia nell’ ossessione di Lenny Nero nei confronti del suo passato. Lenny è come i suoi clienti, è un debole, e per questo è a suo agio in quel suo mondo e sa come muoversi all’interno di esso. Questo suo vivere alla ricerca ossessiva del suo passato lo rende cieco, incapace di rendersi conto dell’evidenza. Kathryn Bigelow e il direttore della fotografia Matthew Leonetti inquadrano spesso i suoi occhi: aperti quando vogliono convincere un cliente, in procinto di socchiudersi quando sta per fare uso della stessa merce che utilizza, quindi rendendosi volutamente cieco. Per questo la regista pur non mostrandoci mai il volto dell’assassino rende sempre evidente la sua identità (tranne che in una inquadratura molto disonesta nella quale ci viene mostrato un altro personaggio molto importante che stabilisce un contatto visivo con il protagonista, facendoci credere che in realtà sia lui l’assassino). Un altro personaggio importante del film è quello di Mace (Angela Bassett), amica e al tempo stesso madre –come ci mostra un’ inquadratura – di Lenny, incapace di ammettere al suo amico i suoi sentimenti nei suoi confronti. Solo nel finale Lenny apre gli occhi e si rende conto di non dover guardare al suo passato per essere felice, e si mette in gioco. Le parole non servono per raccontare i sentimenti di questi personaggi, ma bastano le immagini. E’ l’unica nota di speranza in un film fino a quel momento nero, e la cinepresa con un dolly ascendente si muove verso l’alto. Ed è la mezzanotte del 1 gennaio 2000. 

Andrea Di Bello

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: