Filosofia del Cinema

Libertà di fascinare

In filosofia del cinema on 29 dicembre 2013 at 07:34

giovane e bella 3

Accompagnato da quattro canzoni di Françoise Hardy, “Giovane e bella”, ultimo film di François Ozon, intende essere, per stessa dichiarazione del regista, un ritratto di un’adolescenza tormentata. La protagonista è la diciassettenne Isabelle (Marine Vacth), che decide di sperimentare il suo potere di fascinazione, scegliendo di diventare nel tempo libero una giovane prostituta. Agevolata da un sito specializzato, comincia così a frequentare gli alberghi dove incontra i clienti.

François Ozon parla del suo film:

La vediamo, seguita dalla macchina da presa, attraversarne i corridoi dove la luce diviene sempre più soffusa come ad offuscare l’identità stessa di chi si avventuri in quei percorsi. La ragazza, sempre un po’ imbronciata, è docile e disponibile e dunque rappresenta l’oggetto ideale per adulti maturi in cerca di emozioni proibite. Tuttavia, come suggerisce una sequenza iniziale del film in cui il corpo della ragazza, steso sulla spiaggia, diventa oggetto di una prensione virtuale da parte di una mano posta a distanza, la vera Isabelle si sottrae ad ogni facile afferramento. Un giorno, uno dei suoi clienti, l’anziano Georges (Johan Leysen), muore durante un amplesso con Lea, nome d’arte scelto da Isabelle per la sua nuova identità. La ragazza fugge, ma viene facilmente rintracciata dalla polizia. A quel punto, la sua seconda vita cessa di essere segreta. È il momento in cui la famiglia è costretta a guardare in faccia non solo le scelte di Isabelle, ma la stessa mancanza di credibilità dei genitori, che non riescono a porsi come valido punto di riferimento. Emblematica di tale cortocircuito comunicativo è la frase pronunciata dalla madre, dopo aver scoperto la notizia della prostituzione della figlia: “Non capisci il male che mi fai?”. Per tentare una riabilitazione, Isabelle viene spedita da uno psicanalista che Ozon decide di fare interpretare a Serge Hefez, uno psicanalista vero, molto noto in Francia.

Serge Hefez sul suo libro sul tema: Le nouvel ordre sexuel [In francese].

 

Nonostante l’apprezzabile intento del regista di delineare un affresco non solo di un’età per definizione inquieta, ma anche dell’indifferenza della società entro cui Isabelle cresce, va detto che lo stesso soggetto di “Giovane e bella” è veramente consunto. Da qualunque prospettiva si voglia guardare il film, infatti, i precedenti possibili sono troppo numerosi (da “Bella di Giorno” di Luis Buñuel con Catherine Deneuve a “Elles” di Malgoska Szumowska con Juliette Binoche).

Trailer di “Elles

Tuttavia, come già avveniva negli altri film di Ozon (uno su tutti, “Nella Casa” del 2012), proprio in ciò che è lo scontato corso ordinario delle cose si insinua un elemento oscuro ed imponderabile. È quanto accade anche alla fine di “Giovane e bella”, grazie alla comparsa di Alice (Charlotte Rampling), moglie di Georges, desiderosa di conoscere la giovane prostituta con cui il marito si accompagnava. È nell’incontro tra le due donne che quell’elemento misterioso prende forma, secondo una caratterizzazione che sorprende prima di tutto la stessa Isabelle, oltre che noi spettatori.

[Nella Rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 29 Dicembre 2013]

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