Filosofia del Cinema

Essere insulari

In filosofia del cinema on 22 dicembre 2013 at 07:36

Serge Tanneur (Fabrice Luchini) è un famoso attore che, deluso dalla professione, ha deciso di ritirarsi in una antica casa di famiglia in Bretagna. Il paesaggio – spiagge di sabbia, foreste, saline palustri in cui Serge si muove rigorosamente in bicicletta – assume i toni di una triste cornice melanconica nel film “Molière in bicicletta” del regista francese Philippe Le Guay. Del tutto inaspettatamente, Serge riceve un giorno la visita di un suo vecchio amico, Gauthier Valence (Lambert Wilson), ormai attore consacrato, che gli propone di allestire insieme in teatro “Il Misantropo” di Molière. Nel primo incontro tra i due uomini, si colgono numerosi motivi di sorpresa: Serge, frustrato dagli  spiacevoli episodi professionali precedenti, rimane sostanzialmente indifferente e tiene lungamente a freno l’entusiasmo che invece Gauthier vorrebbe infondergli, suscitando la diffidenza di quest’ultimo. Questa prudenza viene per giunta confermata quando Serge si rende conto che nella trasposizione teatrale dell’opera di Molière dovrebbe interpretare la parte di Filinte, non quella principale di Alceste.

Nelle parole, negli atteggiamenti, negli stessi sguardi tra i due si fa strada allora una sorta di invisibile sfida: da una parte Serge, che ritiene di essere l’unico attore in grado di interpretare il ruolo più complicato del teatro francese, dall’altra Gauthier, che intende far valere il successo conseguito sul campo. All’interno di questa tensione, si inserisce anche Francesca (Maya Sansa), una italiana residente nello stesso villaggio che diventerà la meta ambita dai due uomini. Faticosamente, si giunge ad una mediazione: se la commedia sarà effettivamente portata in scena, il personaggio di Alceste sarà interpretato alternativamente da Serge e da Gauthier. I due uomini, inoltre, concorderanno di provare per una settimana le scene, per acquisire in questo tempo gli elementi utili per maturare la decisione migliore.

La struttura narrativa del film di Le Guay lo rende inevitabilmente un “film parlato” in cui la parola esercita un ruolo primario rispetto all’elemento visivo. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe legittimamente temere, tale specificità non rende noioso il film, sia per la straordinaria interpretazione degli attori, sia per l’imprevedibilità del personaggio di Serge. Accompagnato dalla musica e dalle parole de “Il mondo” di Jimmy Fontana, in cui si accenna alla mutevolezza e transitorietà delle cose, il film è un’amara riflessione sulla attitudine liminare di quanti, alla ricerca della purezza cristallina nelle relazioni umane, non riuscendo a tollerare alcun compromesso, non possono che andare incontro ad uno scacco definitivo.

Serge come Alceste, dunque. Per loro, ma anche per quanti fra noi non riescono ad orientarsi tra perfezione e principio di realtà, l’umana natura rischia di essere, come direbbe lo stesso Molière, una “spaventosa sciagura”.

 

[Nella Rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 22 Dicembre 2013].

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: