Filosofia del Cinema

L’inverosimile concreto

In Cinefilab Podcast, filosofia del cinema on 4 dicembre 2013 at 09:40

È il 1999 quando il regista Roberto Santiago realizza Ruleta, un cortometraggio (che oggi si può vedere facendo una semplice ricerca su internet) in cui un gruppo di casalinghe, sedute in una anonima cucina, mentre discutono delle offerte 3×2 dei supermercati, a rotazione si puntano una pistola alla testa. Senza tradire alcuna emozione, il gioco – che sembra incosciente – va avanti, fino al punto che si può immaginare. Nemmeno, tuttavia, la morte di una delle casalinghe riuscirà a fermare il meccanismo del gioco.

liveA distanza di quasi dieci anni, il documentarista Bill Guttentag, premio Oscar nel 2003 per Twin Towers, realizza Live!, presentato al Tribeca Film Festival del 2007. Quello che in Ruleta era un gioco senza coscienza qui diventa la consapevole ragion d’essere di un reality show in cui sei protagonisti saranno chiamati a puntarsi la pistola alla tempia, in diretta televisiva, nel classico gioco della roulette russa. Uno di loro morirà. Agli altri andranno cinque milioni di dollari ciascuno. Se il film ha dei punti di forza, essi sono da rinvenire nel rendere credibile ciò che, ad un primo sguardo, sembrerebbe del tutto inverosimile. Davvero si può realizzare uno show del genere? Chi vi parteciperebbe? Ammesso che un simile show possa essere concepito, non ci sono degli organismi preposti chiamati a bloccare iniziative del genere? Se pensate di vedere il film, provate a immaginare quali sono le motivazioni che possano spingere qualcuno a partecipare ad un programma del genere. Quanto tempo vi ci vuole per trovare una motivazione valida? Nel film è il passaggio dall’inverosimile al probabile al certo ad essere più interessante. Guttentag, che è anche sceneggiatore del film, presenta (e questo sembra incredibile) una credibile e coerente galleria di motivazioni e di personaggi disposti a rischiare la vita, di giocarsi il tutto per tutto. L’elemento che forse induce una qualche riflessione è il fatto che l’accettazione della morte, esito inesorabile in uno spettacolo come questo, sia compiuta a partire dalla motivazione che in fondo, proprio la morte, esista già, sebbene camuffata, in molti degli spettacoli che siamo abituati a vedere. La denuncia del film mi pare stia tutto in questo invito a riflettere su questo punto. Dal punto di vista stilistico, Guttentag adotta un espediente che si adatta bene alla storia che vuole raccontare, scegliendo di inserire tra i protagonisti della vicenda un regista che sta realizzando un film sull’intera vicenda dello show. Questo consente di inserire per gran parte del film delle scene che, basate su una camera a mano, restituiscono l’immediatezza e quasi la coincidenza con quanto accade. La camera a mano non solo riprende, rappresenta quanto accade, ma in alcuni momenti è anche la testimone delle confessioni dei protagonisti. Ci sarà almeno una persona in grado di fermare l’avvio di uno show del genere o, come dice Caty Courbet, la dirigente televisiva, responsabile del programma Live!, “È il futuro”?

Cinefilab Podcast: [Questo post può essere ascoltato]

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