Filosofia del Cinema

Guardare il drago negli occhi

In filosofia del cinema on 30 novembre 2013 at 16:07

La mafia uccide solo d'estate 2

“Il compito dei genitori è di difendere i figli dalla malvagità ed anche di far loro riconoscere tale malvagità”. Sono le parole con cui la voce narrante di Pif introduce la scena più commovente del film “La mafia uccide solo d’estate”: Arturo (Pierfrancesco Diliberto) e Flora (Cristiana Capotondi), protagonisti del film, divenuti adulti, accompagnano il figlioletto in un tour della memoria, triste ma indispensabile, nei luoghi dove sono stati ammazzati i martiri dello Stato: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Pio La Torre, solo per ricordare i più noti. Una tale difesa dall’oblio costituisce la virtù civica per eccellenza in un contesto contrassegnato dalla sistematica alterazione della realtà. Nella Palermo degli anni Ottanta in cui il piccolo Arturo cresce, infatti, si colgono due piani, continuamente intersecantisi: da un lato, il volto spietato di una città divenuta teatro della lotta tra i clan della mafia con il suo seguito di uccisioni, stragi, intimidazioni; dall’altro, la pervicace e subdola operazione di reinterpretazione di una tale realtà, una vera e propria rimozione, di cui il bambino è testimone.

Nel film lo sguardo del piccolo Arturo, i suoi goffi tentativi di dichiarare il proprio amore a Flora sono continuamente intralciati dall’irrompente presenza della mafia, tanto intangibile quanto manifesta. Solo gradualmente il bambino scoprirà il vero senso delle cose e da questa consapevolezza scaturirà la voglia di non assuefarsi a quel clima, ma di individuare piuttosto uno strumento che possa aiutare gli altri a vedere. Nella storia anche autobiografica narrata da Pif, lo strumento di consapevolezza è il film stesso, un’opera con alcuni limiti, come ad esempio un eccessivo ricorso alla voce narrante fuori campo che introduce le varie sequenze. Tuttavia, “La mafia uccide solo d’estate” ha un valore inestimabile per la delicatezza dello stile e del racconto attraverso cui siamo introdotti all’interno di un mondo che sbaglieremmo ad intendere soltanto come geograficamente e temporalmente determinato. Qual è la caratteristica eminente di tale mondo?

carpaccio schiavoni - san giorgio e il dragoNel volume “In lotta con il drago”, un mio libro dedicato al problema del male che mi permetto di citare, ricordavo un’antica usanza medievale consistente nel graffiare con le dita gli occhi dei draghi raffigurati nei dipinti. Si pensava che bucare gli occhi, mutilare quelle immagini sgradite, fosse sufficiente per depotenziare la portata negativa che si riteneva fosse in esse depositata.  In fondo, oggi non siamo in una posizione molto diversa. Ogni volta che il nostro sguardo preferisce non vedere, noi siamo abitati dalla stessa vana convinzione che l’autoinflitta cecità possa corrispondere alla negazione del male stesso. Oggi come allora, invece, è nostra precisa responsabilità guardare il drago negli occhi, ovvero riconoscere la malvagità nei luoghi e nelle forme in cui essa prende vita. Per questo, il film “La mafia uccide solo d’estate” va visto. Per questo, va fatto vedere ai nostri figli.

[Nella rubrica Punctum del Nuovo Quotidiano di Puglia del 1° Dicembre 2013].

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