Filosofia del Cinema

Le ragioni del comico

In filosofia del cinema on 13 novembre 2013 at 18:52

Zalone 1

Risalire alle ragioni del successo di “Sole a catinelle” della coppia Nunziante-Zalone può essere utile per trarre alcune indicazioni sullo stato della settima arte, almeno per come essa è praticata oggi in Italia. Due domande, su tutte: da dove deriva la comicità di Zalone? In che cosa esattamente essa consiste?

Per rispondere, a ragion veduta, alla prima domanda occorre considerare la stretta interconnessione tra cinema e televisione, non in astratto, ma con riferimento ad alcuni dati specifici: nel primo decennio del 2000, quarantasette film italiani sono riusciti a superare la soglia dei dieci milioni di euro di incasso. Il 74,4 per cento del totale sono film che si avvalgono della presenza di almeno un comico televisivo all’interno del cast. I soli incassi di “Che bella giornata”, film di Checco Zalone del 2011, rappresentano il 18,4 per cento di quanto ricavato dall’insieme delle centotrentatre pellicole distribuite nel 2011. Utilizzando le categorie formulate dagli studiosi Cucco e Schiavoni nell’ultimo numero di “Bianco e Nero”, rivista del Centro Sperimentale di Cinematografia, potremmo dire che il successo di Zalone va dunque colto all’interno della cosiddetta “genealogia crossmediale”, quel fenomeno per cui un attore si afferma definitivamente nel cinema provenendo da altri ambiti. Nel passato artisti del calibro di Noschese, Montesano, Celentano, Pozzetto, Villaggio sono stati interessati dalla stessa dinamica. Tutto qui? No, c’è un ulteriore dato da considerare: uno studio dell’Anica del 2012 ha preso in esame il tipo di pellicole che riescono meglio a collocarsi sul mercato estero. Da questo punto di vista, c’è poco da stare allegri. I film che vedono nel cast i comici di provenienza televisiva hanno scarso successo. All’estero, si collocano bene le pellicole d’autore, meglio se con cast internazionale, selezionate nei principali festival. Ciò che viene riconosciuto e valorizzato è dunque la “universabilità” del messaggio.

nunziante zalone 2Venendo alla specificità della comicità di Zalone, si considerino le parole scritte da Henri Bergson: “Considerate un qualunque personaggio comico: per quanto consapevole esso possa essere di quello che dice e di quello che fa, se è comico, lo è perché vi è un aspetto della sua persona che esso ignora, un lato che gli è sconosciuto: soltanto per questo ci fa ridere”. In effetti, noi vediamo agire il personaggio interpretato da Zalone, siamo affascinati dalla sua sfrontatezza, ma al tempo stesso cogliamo lo scarto che separa quell’agire ingenuo ed inconsapevole dalla realtà in cui presume di muoversi con sicurezza. Da un lato, dunque, immedesimazione; dall’altro, distanziazione. Tra i molti fattori, il carattere del comico scaturisce proprio da questa dinamica che si innesca nello spettatore.

In conclusione, la rilevazione che esistono ragioni specifiche alla base di un successo eclatante non comporta che il cinema di Zalone debba necessariamente piacere a tutti. Tuttavia, di fronte ad alcune stroncature a priori, si tratta solo di riconoscere che il comico conosce ragioni che spesso gli stessi critici trascurano.

[La recensione è stata pubblicata nella rubrica Punctum del Nuovo Quotidiano di Puglia del 17 Novembre 2013].

 

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