Filosofia del Cinema

La forza del passato

In filosofia del cinema on 27 ottobre 2013 at 11:17

le passe 3Ahmad (Ali Mosaffa) torna a Parigi per formalizzare la pratica di divorzio dalla moglie Marie (Bérénice Bejo) con cui aveva vissuto fino a qualche anno prima. Il ritorno è occasione per rendersi conto dei pessimi rapporti tra la quasi ex moglie e Lucie (Pauline Burlet), figlia avuta da Marie in un precedente matrimonio. Ahmad prova sinceramente a comprendere le ragioni di questa difficoltà relazionale, immedesimandosi in situazioni complicate che il film lascia emergere gradualmente in base ad una scansione temporale pressoché perfetta. Scopriamo così che Marie è ora legata a Samir (Tahar Rahim) la cui moglie è in coma e che il contrasto tra madre e figlia adolescente è dovuto alla difficoltà da parte di quest’ultima ad accettare il nuovo legame affettivo della madre. Indagando ulteriormente con discrezione, Ahmad scoprirà che alla base dell’atteggiamento contrastivo di Lucie vi è un indomabile senso di colpa per aver rivelato alla moglie di Samir, poco prima che la donna tentasse il suicidio, l’esistenza della relazione extraconiugale del marito. Il passato è, dunque, la matrice inaggirabile con cui occorre fare i conti se si vuole trovare il bandolo della matassa del proprio presente.

“Il passato” (titolo originale: “Le passé”), scritto e diretto da Asghar Farhadi, già regista di “About Elly” e di “Una separazione” definito uno dei film più premiati del XXI secolo, è prima di tutto un “film parlato” con dialoghi tanto estenuanti quanto realistici mediante cui gli interlocutori provano sinceramente non solo ad esprimere i propri sentimenti, ma a definire in termini chiari ciò che l’altro prova, seppur indistintamente.

Per tutti i 130 minuti della durata del film, si rimane di fronte a situazioni sempre in bilico. Mentre i protagonisti cercano di ristabilire faticosamente gli equilibri relazionali smarriti, il film si avvia alla conclusione, affidata alla flebile ed incerta speranza di Samir di risvegliare la moglie in coma, facendole annusare il proprio profumo, dato che – come suggerito da un’infermiera – l’olfatto è l’ultimo dei sensi a spegnersi in persone in coma vegetativo. Sarà allora proprio nell’ultimissima scena che il perfetto ingranaggio narrativo del film di Farhadi raggiungerà il suo toccante acme, sempre all’interno di una tensione fortissima. Nel Festival di Cannes del 2013, Bérénice Bejo è stata premiata per la miglior interpretazione femminile. Il premio, tuttavia, non deve trarre in inganno, dato che “Il passato” è un film corale, in cui la bravura è condivisa da tutto il cast, a partire dalla interpretazione straordinaria – a parere di chi scrive – di Elyes Aguis nel ruolo di Fouad, figlio di Samir.

Il regista riesce nel compito di rappresentare l’incastro perfetto tra libertà dei singoli e responsabilità delle scelte, tra aspirazioni individuali e sensi di colpa inintenzionalmente provocati dal proprio agire. Farhadi scandaglia le psicologie dei personaggi con una eccezionale profondità ed una suspense che hanno indotto giustamente a paragonare il suo cinema a “drammi di Bergman diretti da Hitchcock” (Alberto Crespi, l’Unità). In arrivo nelle sale italiane, “Il passato” di Asghar Farhadi è semplicemente un capolavoro. Da non perdere.

[Pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 27 Ottobre 2013].

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