Filosofia del Cinema

Dell’erotologia. Omaggio a Patrice Chéreau

In filosofia del cinema on 10 ottobre 2013 at 07:10

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La settimana appena conclusa ha registrato la scomparsa di Patrice Chéreau, regista e sceneggiatore francese che nel 2001 firmò la regia di “Intimacy”, un film di cui si discusse molto e che ancora oggi risulta, a mio avviso, importante per addentrarsi all’interno della struttura dell’eros, della erotologia.

“Intimacy”, la cui sceneggiatura è frutto dell’intreccio di due storie di Hanif Kureishi, fu premiato con l’Orso d’oro come miglior film nel Festival di Berlino del 2001 dove un premio fu riservato anche all’attrice Karrie Fox, che interpretava Claire, la donna che nel film una volta la settimana incontra lo sconosciuto Jay (Mark Rylance) per fare sesso nell’appartamento dell’uomo.

Probabilmente in ragione delle esplicite scene di sesso tra i protagonisti, il film fu subito accostato ad “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci o a “Une liaison pornographique” di Fonteyne e su di esso piovvero critiche feroci (una su tutte, quella del gesuita Richard Leonard).

In realtà, nella consuetudine degli incontri tra i due amanti si fa progressivamente spazio una “eccedenza”, qualcosa che, pur esprimendosi per il corpo, si sottrae ad ogni ingabbiamento. Jay e Claire sperimentano così il senso di una uscita dalla propria clausura, in una foresteria in cui ha luogo l’incontro tra l’io in quanto trascendenza e la trascendenza dell’altro. Significativamente, Chéreau sottolineò proprio questo aspetto: “In Intimacy i due fanno l’amore disperatamente, cercano un rapporto che non sia solo fisico. Insomma, il mio film parla solo d’amore, dei suoi misteri, di come e quanto a lungo si possa stare insieme e si domanda se veramente conosciamo fino in fondo chi abbiamo accanto”. A cosa può essere imputato questo essere presi per mano e condotti altrove rispetto a se stessi?

Nella parte finale del Simposio di Platone, Socrate riferisce la rivelazione avuta dalla sacerdotessa Diotima riguardo ad Eros, che risulta figlio di Poros e Penìa. La genealogia di Eros è fondamentale per rendersi conto della complessità di una dimensione troppo spesso riduttivamente riferita alla sola genitalità. Poros è l’espediente e indica la capacità di perseguire con successo ciò cui si aspira. Penìa è la povertà ed indica il presupposto di ogni desiderare. Secondo l’indole paterna, dunque, Eros è stratega in grado di aggirare ogni ostacolo. È, per nascita, incapace di possesso e non esprime padronanza nei confronti dell’altro. L’effetto della sua prensione è sempre momentaneo. Secondo l’indole materna, Eros è approdo senza sosta, è arrivo che è già partenza, è terra intravista nel corso di una navigazione che non ha mai fine. In buona sostanza, l’eros è una sorta di energia che tende al bene, essendo esso secondo Platone “desideroso di apprendere, amante della sapienza”.

Nel corso del loro ultimo incontro, Jay e Claire mostrano di aver compreso che l’energia erotica di cui sono stati testimoni li ha condotti lungo sentieri di grazia, di autenticità, di verità. La scena finale di “Intimacy”, in cui Jay e Claire si salutano per l’ultima volta, non è una scena triste, ma come scrisse Chéreau “incredibilmente serena. Una sorta di pace tra due esseri che si sono fatti del bene”.

[La recensione è stata pubblicata sul Nuovo Quotidiano di Puglia di Domenica 13 Ottobre 2013]

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