Filosofia del Cinema

Oltre i pregiudizi

In filosofia del cinema on 6 ottobre 2013 at 16:24

augustine1“Augustine” dell’esordiente regista francese Alice Winocour ricostruisce il controverso rapporto tra il celebre neurologo Jean-Martin Charcot ed Augustine, la più famosa delle quattromila pazienti ricoverate alla fine del 1800 nell’Ospedale Salpêtrière di Parigi per essere ritenute affette da isteria, malattia contrassegnata da stati di agitazione, convulsioni, improvvisi cambiamenti d’umore, crisi di pianto o di riso esagerato. Già dal papiro di Kahun del 1900 a.C., l’isteria era stata individuata come una malattia sempre riferibile al genere femminile e questa tara è avvertibile già nel nome dato alla patologia (dal greco hysterikós col significato di “proprio dell’utero”). Pur nell’alternarsi delle scuole mediche, per quasi quattromila anni l’isteria era stata affrontata tramite specifiche manovre invasive poste in essere dai medici e tendenti a ristabilire il corretto “ordine” dell’utero. Alcuni ricorderanno che proprio su questi aspetti la regista statunitense Tanya Wexler realizzò nel 2011 una commedia senza troppe pretese, “Hysteria”, con Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy e Rupert Everett.

Alla fine del ’800 tuttavia succede qualcosa destinato a cambiare le sorti della malattia. Questo cambiamento radicale è dovuto ad un uomo, Jean-Martin Charcot ed al suo rivoluzionario metodo della cosiddetta “attesa osservante”. In silenzio e per ore, scrivono i suoi collaboratori, Charcot osservava le pazienti, cercando di scorgere le manifestazioni costanti di una malattia che aveva molteplici modalità di manifestazione. Charcot intuisce che la semplice riconduzione della malattia al malfunzionamento di un organo, il funzionalismo deterministico, è una spiegazione non più valida. La rivoluzione ermeneutica di Charcot diviene possibile quando egli intuisce, come spiega Didi-Huberman, che “l’isteria non si definisce attraverso la sede, ma attraverso un percorso, una molteplicità di luoghi. L’isteria è male che non ha una causa, ma delle quasi-cause con statuti temporali antitetici, disseminate e la cui espressione sarebbe piuttosto quella del paradosso stesso”.

La soluzione del mistero millenario dell’isteria non è attribuibile solo al genio di un uomo o alla novità di un metodo, ma alla relazione che si stabilì tra lo stesso Charcot ed Augustine, resa celebre dalla documentazione fotografica degli esperimenti cui fu sottoposta.

Nel film della Winocour, l’interpretazione degli attori, soprattutto Vincent Lindon nei panni di Charcot e Soko (nome d’arte della regista e cantante Stéphanie Sokolinski) nel ruolo di Augustine è misurata e sensazionale così come originale è la struttura del film. Non si tratta, infatti, di un mockumentary (un film girato come se fosse un documentario), ma di una originale opera di finzione che unisce sapientemente il racconto visivo con la testimonianza di alcune pazienti che, in inquadratura fissa ed in piano americano, raccontano i molteplici sintomi di una patologia oggi, proprio grazie a Charcot, derubricata e sostituita dai disturbi di somatizzazione, di riconversione e di dissociazione.

[Pubblicato nella rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 6 Settembre 2013].

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