Filosofia del Cinema

La danza del mondo e il silenzio dell’amore

In filosofia del cinema on 21 luglio 2013 at 15:39

to the wonder

Quando il cinema nacque, colpì i testimoni per la potenza espressiva che non poteva essere uguagliata da alcuna delle sei arti preesistenti. Proprio per questo il cinematografo fu definito “settima” arte. L’oggetto di ammirazione non scaturiva tanto dal contenuto, fosse esso ripreso realisticamente (Fratelli Lumière) o messo in scena fantasiosamente (Méliès). Ciò che stupiva era come dal connubio fra parole ed immagini in movimento potesse scaturire qualcosa del mondo altrimenti non visibile. Per la prima volta nella storia dell’uomo, era il movimento a rivelare l’essenza della cose. In passato, l’elemento degno di indagine scientifica era invece isolato dalla realtà, rendendolo immobile. L’essenza è infatti per definizione ciò che si sottrae alla mutevolezza delle apparenze. La magia del cinema, allora come oggi, risiede dunque nella capacità di restituirci i coefficienti delle cose per il tramite di un uso sapiente di parole ed immagini, inestricabilmente congiunte. Terrence Malick è un regista che, anche in questo ultimo “To the Wonder” cerca di essere fedele alla vocazione originaria del cinema. È oggetto di discussione tra i critici se quest’ultimo film sia all’altezza del precedente e celeberrimo “The Tree of Life”. Mi pare di no.

A Malick non interessa raccontare una storia, mostrandone la linearità, dall’inizio alla fine ed isolandola dal contesto. Interessa piuttosto incastonare quella storia all’interno del corso della totalità delle cose, del mondo dunque, in cui quella particolare storia si inserisce. Il suo è il cinema delle molte voci. Multivoco, non univoco. Un cinema in cui è dato esperire la preminenza del visivo, immagini senza tempo, come sospese o galleggianti, spesso in apparente disconnessione con i contenuti mostrati. Neil (Ben  Affleck) e Marina (Olga  Kurylenko) sono una coppia che da Parigi decide di trasferirsi in Oklahoma, dove lui lavora. Il loro sogno è di vivere insieme, per sempre. In un sentimento che sembra infinito, però, qualcosa accade. Il rapporto si incrina e i due amanti sprofondano nel silenzio dell’amore. Che fare? Neil si rituffa nelle braccia di Jane (Rachel  McAdams), sua vecchia fiamma. Marina torna a Parigi. Il silenzio dell’amore accomuna i due protagonisti a Padre Quintana (Javier  Bardem), colto nella desolazione di un silenzio di Dio che lo trafigge. “Ho il cuore freddo”, ammette il sacerdote mentre implora Dio di non nascondere oltre il suo volto. Padre Quintana rimarrà fedele a se stesso, alla sua vocazione, alla scelta di essere fino in fondo vicino agli ultimi. Per l’uomo di vera fede, infatti, il silenzio dell’amore è la conferma dell’esistenza di ciò in cui crede. Non a caso, dunque, “To the Wonder” ha vinto il Premio SIGNIS della Giuria ecumenica nel 69° Festival del Cinema di Venezia.

Attraverso il contenuto espresso da voci spesso fuori campo, da immagini che rivelano una bellezza misteriosa ed indecifrabile e nonostante alcune sbavature nella recitazione di Affleck e della Kurylenko, Malick ci conduce al centro della meraviglia. “To the Wonder”, appunto.

[Pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 21 Luglio 2013]

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: