Filosofia del Cinema

Decidere

In filosofia del cinema on 30 giugno 2013 at 15:26

 

Passioni-e-DesideriMichael Daly (Jude Law) è un businessman in viaggio di lavoro che decide di concedersi un’avventura extraconiugale con una escort. Per cause indipendenti dalla volontà dell’uomo, tuttavia, l’incontro sfuma e tale evenienza è occasione per tornare a riflettere sulla relazione con la moglie Rose (Rachel Weisz), che, sebbene martoriata dai dubbi, negli stessi istanti lo sta tradendo con Rui (Juliano  Cazarré), giovane fotografo incontrato nel luogo di lavoro. L’incontro tra i due amanti è scoperto da Laura (Maria  Flor), fidanzata di Rui, che, sconvolta dal tradimento, decide di abbandonare il fidanzato infedele. Nell’aereo che la riporta in Brasile, Laura incontra un gentile signore (Anthony Hopkins) con cui sembra scaturire una particolare sintonia.

“Passioni e desideri” del regista brasiliano Fernando Meirelles, ispirato al dramma “Girotondo” di Arthur Schnitzler (Einaudi, 1997) mette in scena gli incroci tra le esistenze di diversi protagonisti sullo sfondo di città diverse: Londra, Parigi, Bratislava, Rio. “360”, titolo originale del film, evoca probabilmente nel modo migliore la cifra di un racconto imperniata sulla struttura del decidere.

Dubbio, ponderazione ed effetti non previsti sono parti integranti di ogni scelta: per esempio, l’anziano signore che trascorre la sua esistenza alla ricerca della figlia scomparsa, visionando in giro per il mondo cadaveri di donne non ancora riconosciute, troverà nell’incontro con Laura la forza per accantonare ciò che sembrava a tutti gli effetti una ossessione. Effetti inintenzionali di azioni individuali, appunto.

In particolare, la ponderazione, quel sottile soffermarsi a valutare ogni aspetto di una decisione da assumere facendo riferimento alla forza della coscienza, costituisce il leitmotiv del film di Meirelles. Caso emblematico è rappresentato dal dentista musulmano (Jamel Debbouze), altro personaggio del film, alle prese con la scelta di allacciare una relazione con la sua assistente, già impegnata sentimentalmente. Dopo aver consultato il suo direttore spirituale, l’uomo troverà la determinazione per adottare la soluzione da lui ritenuta migliore.

Non è vero che ogni scelta si equivalga, dunque: la “buona scelta” scaturisce dall’affidarsi alla propria coscienza quando essa sia illuminata, cioè non ripiegata su se stessa, ma aperta al confronto con istanze di ordine superiore. Sul sentiero che “Passioni e desideri” ci lascia intravedere, ci aveva già instradati Kant quando esortandoci al coraggio di pensare (“Sapere aude!), scriveva: “Io odo bene da tutte le parti esclamare: Non ragionate! […]. Qui abbiamo tante limitazioni della libertà. Ora quale limitazione è contraria alla illuminazione? E quale non vi è contraria, ma anzi vi contribuisce? Io rispondo: il pubblico uso della ragione deve sempre essere libero ed esso può solo servire ad illuminare gli uomini”.

[Pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 30 Giugno 2013]

 

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