Filosofia del Cinema

Eros: intimità e storia

In filosofia del cinema on 31 maggio 2013 at 10:01

qualcuno da amare kiarostami

Akiko è una giovane studentessa universitaria che decide di prostituirsi per pagarsi gli studi. Una sera viene assegnata, sebbene controvoglia, a Takashi, un cliente molto speciale.

Già alla prima vista di Takashi, Akiko si rende conto che il cliente raccomandatole è completamente diverso da ciò che si aspettava: si tratta, infatti, di un anziano professore universitario, molto premuroso, il quale vive immerso in una casa piena di libri.

Avviene qui un primo cambiamento nell’atteggiamento della ragazza che, curiosa, comincia ad esplorare lentamente l’abitazione del vecchio professore, osservando i quadri, leggendo i titoli dei libri e pronunciando frasi francamente preoccupanti per una persona anche solo teoricamente dedita agli studi universitari (“I libri che ha già letto, li butta?”). La vista della camera da letto sveglia il torpore meravigliato della ragazza che si rende disponibile all’incontro sessuale, incontrando tuttavia una garbata opposizione da parte del professore che appare invece molto più desideroso di servirle la cena, preparata appositamente per lei.

Nelle ore successive, l’atteggiamento dei due protagonisti di “Qualcuno da amare”,  ultimo film di Abbas Kiarostami, consisterà sostanzialmente nel prendersi cura l’uno dell’altro. Si tratta di un bisogno non unidirezionale, ma reciproco, con cui Akiko e Takashi prendono gradualmente confidenza, maturando una intimità che li porterà ad isolarsi sempre più.

In una atmosfera lenta e rarefatta, sottolineata da una colonna sonora in cui spiccano classici del jazz come “Solitude” e “Like Someone in Love” cantata da Ella Fitzgerald, Kiarostami mostra come due esseri possano concrescere, cioè crescere insieme nella reciproca dedicazione. Il tempo della cura è un tempo sospeso che dona l’illusione di una vita irrelata, fino a quando la realtà bussa alla porta.

Akiko e Takashi cercano quel particolare equilibrio senza il quale un essere umano non può vivere, se non al di sotto delle proprie possibilità costitutive. La dimensione costitutiva, la physis, ciò che ciascuno è per nascita, rappresenta infatti la dimensione cui occorre far ritorno per essere se stessi. Conforme a natura non è ciò che siamo già, ma ciò che possiamo diventare quando assecondiamo questo ritorno. In questa meta da conseguire sempre e di nuovo, l’eros ha un valore irrinunciabile perché, sul modello dell’androgino del quale è intessuta la mitologia, ci spinge verso quell’indissociabilità profonda dell’umano che è l’unione di due esseri. È questo il motivo per cui anche quando, come nel film, la forza dell’eros non passi per il tramite della genitalità, esso “non contraddice, ma realizza la physis di ciascun individuo”, come ha osservato il filosofo Umberto Curi ne “La cognizione dell’amore”.

La vicenda di Akiko e Takashi, dunque, indica che la salutare tensione  erotica verso l’unità, per essere autentica e duratura, non può essere riservata a momenti di sospensione della realtà, ma deve piuttosto avere il coraggio di implicarla, dato che una storia senza storia non ha storia.

[La recensione è stata pubblicata sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 2 Giugno 2013].

 

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: