Filosofia del Cinema

Azioni ed omissioni

In filosofia del cinema on 18 maggio 2013 at 08:28

confessions

“Confessions”, film del 2010 del regista Tetsuya Nakashima, basato sull’omonimo romanzo di Kanae Minato, racconta la storia della professoressa Yuko Moriguchi (Takako Matsu), che nel suo ultimo giorno di scuola decide di avvelenare con del sangue infetto iniettato in delle confezioni di latte, due studenti del suo corso, colpevoli di aver ucciso Manami, la sua giovane figlia di quattro anni.

L’atmosfera cupa ed opprimente del film è annunciata da tre frasi pronunciate dai protagonisti: “la vita è davvero tanto preziosa?”, “Nessuno mi aveva mai detto che fosse sbagliato uccidere”, “È tutto così assurdo”. Tuttavia, trascinato da una colonna sonora che alterna Bach ai Radiohead, il film si sviluppa con scene di raffinata bellezza formale con ampio uso del ralenti,  quasi a cercare un’enfasi di cui la storia non avrebbe in realtà bisogno. È come se il pregio delle immagini testimoniasse la validità dei valori (nel caso specifico, la bellezza) negati dall’azione dei protagonisti.

Un contesto in cui i valori siano o scientemente dichiarati equivalenti o non avvertiti come validi connota il relativismo o il nichilismo. In effetti, all’inizio del film, tutto lascerebbe supporre che il regista intenda delineare proprio un affresco di questi due mondi, sgomentandoci progressivamente man mano che siamo condotti all’interno della realtà dei protagonisti.

Nel dipanarsi della trama scopriamo che solo in apparenza i due ragazzi esprimono il non senso assoluto. In realtà, alla base delle loro azioni vi è il tentativo di perseguire obiettivi chiari e distinti: da parte di Watanabe (Yukito Nishii), la richiesta di attenzione nei confronti della madre; da parte di Naoki (Kaoru Fujiwara), il desiderio di essere considerato in grado di fare qualcosa.

È a questo punto che inizia a divenire chiara nella mente dello spettatore l’idea che cause di tipo sociologico, come il nichilismo, siano insufficienti per spiegare l’ingiustificabile comportamento dei due studenti.

Nella ricerca delle reali ragioni, bisogna guardare altrove ed è bravo il regista, in un riuscitissimo flash back, a dirigere il nostro sguardo in direzione di un viale alberato, mentre una giovane donna si allontana dalla vista di un bambino, che assiste attonito alla scena, circondato da un gruppo di coetanei che giocano con delle bolle di sapone. Una di queste bolle si infrange sull’orecchio del bambino, restituendogli “il suono di una cosa importante che sparisce per sempre”. Il bambino di questa scena è Watanabe e le terribili azioni di cui si macchierà non sono altro che il tentativo di reagire all’allontanamento volontario di quella donna, la madre, provando a reiterare quel suono impercettibilmente avvertito, come se da una tale coazione a ripetere potesse scaturire finalmente l’occasione per porre fine a quel distacco devastante.

“Confessions” è un film sulla crudeltà e la mancanza di pietà la cui radice effettiva va rintracciata non tanto nelle azioni volutamente malvage di alcuni minori, ma in quell’assenza di bene di cui sono intrise le condotte imperturbabilmente omissive di noi adulti.

[La recensione è stata pubblicata sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 19 Maggio 2013].

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: