Filosofia del Cinema

La verità allo specchio

In filosofia del cinema on 30 aprile 2013 at 06:27

hitchcock

Tratto dal libro “Hitchcock” di Stephen Rebello, il film di Sacha Gervasi ricostruisce le fasi che portarono il famoso regista inglese a realizzare nel 1960 il film “Psycho”. Si tratta di un soggetto che può avere un interesse relativo se non fosse per il fatto che esso consente di scorgere cosa accada nelle mente di un uomo che per primo intuisce un’idea che nessun altro riesce nemmeno lontanamente ad immaginare.

Alla fine degli anni Cinquanta, Alfred Hitchcock (Anthony Hopkins) venne esattamente a trovarsi in questa situazione. Alla ricerca di una sceneggiatura originale ed inedita rispetto ai film che aveva girato fino ad allora, il regista si imbatté nel romanzo “Psycho” di Robert Bloch, un libro considerato infimo dalla maggior parte dei suoi collaboratori, moglie inclusa. In realtà, il sostegno – seppure critico – della moglie non verrà mai meno, tanto è vero che sarà proprio Alma (Helen Mirren) ad acconsentire quando si tratterà di ipotecare ogni bene della famiglia pur di realizzare un film in cui nessun produttore voleva rischiare di investire.

Da un lato, dunque, l’intuizione di un uomo geniale, capace di precorrere i tempi e deciso a lottare contro ogni avversità. Dall’altro lato, il rapporto con la moglie sempre più tortuoso, anche per le ipotesi di tradimento di cui il regista pensa di aver trovato traccia in comportamenti della moglie che egli semplicemente non condivide fino in fondo. Nella mente di Hitchcock si fa strada, progressivamente ed inconsapevolmente, una distonia che non gli permette più di vivere serenamente e di inquadrare nel modo dovuto lavoro ed affetti.

La liberazione da tali ossessioni scaturisce in conseguenza del confronto acceso con Alma in seguito al quale Hitchcock acquista una visione pacificata della realtà, riconoscendo finalmente il ruolo della moglie, non più considerata alla stregua di una semplice collaboratrice. L’uomo, prima ancora del regista, si sente chiamato per nome dalle parole di Alma. Si sente cioè riconosciuto, abbracciato da uno sguardo benevolo che gli parla di un mondo senz’altro diverso dal proprio, ma non per questo in grado di costituirsi a minaccia. Il riequilibrio dei ruoli che fa seguito al confronto conduce al riassestarsi di quelle situazioni che, come il film, sembravano definitivamente compromesse.

Il film di Gervasi è un film sul cinema, sull’atteggiamento di un regista nei confronti di una sua creatura, sulla incidenza su questo rapporto di dinamiche interiori celate che, solo se riconosciute, possono restituire uno sguardo libero.

È per questo che nella scena in cui Hitchcock prende la moglie sotto braccio per uscire insieme dalla sala cinematografica, finalmente nel ruolo di comprimari, acclamati dalla folla che ha appena assistito alla prima proiezione di “Psycho”, scorgiamo un forte valore simbolico di cui sarebbe bene non sprecare la valenza transitiva e, dunque, l’attualità: siamo pronti a ritrovare noi stessi nell’appello che un altro può rivolgerci?

La recensione è stata pubblicata  in PUCTUM del 5 Maggio 2013, sul Nuovo Quotidiano di Puglia.

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