Filosofia del Cinema

Decentramenti identitari

In filosofia del cinema on 26 aprile 2013 at 08:41

Nel desolante panorama di un liceo francese, Germain (Fabrice Luchini), docente di lettere, incontra Claude (Ernst Umhauer), uno studente fuori dal comune per la sua abilità nella scrittura. Nelle potenzialità insite nello sguardo del suo giovane interlocutore, il professore individua un motivo di incoraggiamento rispetto ad un clima scolastico disarmante. I temi che Claude consegna al professore possiedono un tale grado di vivacità che Germain non esita a farli leggere alla moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas). È proprio Jeanne a cogliere negli scritti dello studente un elemento di appena accennata morbosità. I componimenti di Claude sono, infatti, troppo realistici ed in un certo senso invasivi nei confronti delle abitudini familiari di un compagno di classe, la cui casa è stata scelta come realtà da raccontare di volta in volta alla luce dei differenti registri stilistici suggeriti dallo stesso professore. Con il dipanarsi della storia traposta in immagini nel film “Nella casa” di François Ozon, i contorni delle figure coinvolte sfumano progressivamente, fino quasi a perdere consistenza. Lo spettatore, inizialmente messo in guardia da Jeanne rispetto alla liceità dei comportamenti dello studente, inizia a dubitare anche dello stesso docente. Germain, infatti, ossessionato unicamente dalla qualità della scrittura del ragazzo, non sembra preoccuparsi di superare con i suoi stessi atteggiamenti i confini del lecito. Anche i comportamenti di Jeanne, però, e la dipendenza che costei sembra aver maturato nei confronti della lettura degli scritti dello studente, sembrano fuori controllo. Si arriva al punto in cui tutti i personaggi esprimono una eccedenza rispetto al ruolo che inizialmente sembrava loro affidato dalla storia che Ozon ha liberamente tratto dalla pièce teatrale “Il ragazzo dell’ultimo banco” di Juan Mayorga.

È difficile non rilevare come per buona parte del film la struttura narrativa risulti monotona: ai colloqui col docente fanno seguito le incursioni del ragazzo nella casa del compagno di classe alla ricerca di nuovi motivi di ispirazione il cui costante baricentro è rappresentato da Esther (Emmanuelle  Seigner), la padrona di casa, nei confronti della quale Claude sviluppa una sorta di ossessione, in parte ricambiata dalla donna nei rari momenti in cui sembra destarsi da un sonno ipnotico ben restituito – senza peraltro grossi sforzi – dall’attrice francese. L’opera di Ozon possiede, insieme, i tratti del film drammatico, della commedia, del surrealismo, ma anche della critica sociale, del voyeurismo ed è, come tale, difficilmente catalogabile. Lo stesso dicasi per i personaggi, i quali nonostante si muovano con ostentata sicurezza, sono difficilmente inseribili in uno schema fisso. Il loro comportamento è piuttosto inquadrabile all’interno di un costante decentramento identitario. È nel dar forma e visibilità ad una “struttura di incertezze” che può essere colto il principale merito di Ozon così come è dalla interazione tra le incertezze dei protagonisti che il film acquista la sua forza sovversiva e moderatamente inquietante.

[Nella Rubrica PUNCTUM del Nuovo Quotidiano di Puglia del 28 Aprile 2013].

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: