Filosofia del Cinema

Essere/i disumani

In filosofia del cinema on 20 aprile 2013 at 11:16

il ministroArriva nelle sale italiane il film “Il Ministro. L’esercizio dello Stato”, del regista Pierre Schoeller, premiato come miglior film della sezione ‘Un Certain Regard’ nel Festival di Cannes del 2011 ed interpretato da Olivier Gourmet, celebre già in “La Promesse” e “Rosetta” dei Fratelli Dardenne che non a caso figurano tra i produttori di questa nuova opera.

Il film segue le vicende di Bertrand Saint Jean, ministro dei trasporti del governo francese, alle prese con una gestione del potere il cui unico interesse consiste nell’autoalimentazione. La realtà, quella tragica dei disoccupati, della crisi, dei licenziamenti diviene così solo uno sfondo, un correlato da gestire e neutralizzare allo scopo di ricavarne vantaggi che permettano di consolidare il mero esercizio del potere (da qui, il titolo originale del film “L’esercizio dello Stato”).

All’interno di questo mondo asfittico, giunge Martin Kuypers (interpretato da Sylvain Deblé), uomo comune, cui il governo propone, ai soli fini di una campagna per accattivarsi una opinione pubblica sempre più lontana, di diventare per un mese l’autista personale del ministro.

Kuypers a cui la vita non ha riservato possibilità di scelta, è costretto ad accettare il lavoro. Sarà l’incontro tra il ministro e Josépha (Anne Azoulay), la compagna di Kuypers, a sollevare ogni possibile velo di ipocrisia. La donna non avrà infatti alcuna remora a gridare in faccia all’uomo politico “Lei non conosce la mia realtà!”, dichiarando inammissibile ogni commistione tra la vita e le sue false rappresentazioni, incarnate da uomini ebbri di potere.

Nella vicenda del ministro si colgono possibili occasioni di recupero dell’umanità, come l’amicizia con Gilles (il bravissimo Michel Blanc), suo capo Gabinetto, ma anche questi eventi sono sacrificati sull’altare di un potere onnivoro, destino ineluttabile per un uomo definito dalla sua principale consigliera “indistinto, senza storia”.

In un certo senso, dunque, è potentemente evocativa la scena onirica con cui il film si apre. Il regista mostra una giovane donna nuda che all’interno di una delle stanze del potere, debitamente allestite da uomini mascherati, avanza carponi fino ad entrare con elegante nonchalance nella bocca spalancata di un coccodrillo. L’incubo di Bertrand da cui la scena deriva è, insieme, la metafora della vita ingoiata da figure che, per aver smarrito ogni indizio di umanità, sono divenute mostruose. Al tempo stesso, quella scena può alludere anche al non senso assoluto di cui l’intera vicenda è permeata e che è lucidamente restituita dal film.

Alla fine del film, la realtà dell’uomo comune Kuypers non ha altra alternativa che soccombere e sembra significativo che nella scena del suo funerale, il regista decida di mostrare ben distinti e separati gli impassibili funzionari dello Stato e le vittime di un tale abbruttimento, che alcuni si ostinano a chiamare politica.

“Il ministro” di Pierre Schoeller è un film tristissimo. Come solo l’inferno in cui siamo precipitati può essere.

Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=mUir1lSl1zg

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