Filosofia del Cinema

Nascondersi al mondo

In filosofia del cinema on 25 febbraio 2013 at 08:32

viva la libertà servillo mappamondoNella Sala dei Mappamondi del Quirinale il Presidente della Repubblica incontra per un importante colloquio Ernesto Oliveri, principale leader del partito di opposizione. All’interno di un cerimoniale in larga parte definito e condiviso, accade però qualcosa di inedito. Oliveri, dopo aver stretto la mano del Capo dello Stato, si eclissa dietro i mappamondi della sala, alludendo nei gesti e nelle parole all’importanza del nascondimento quale via privilegiata per ritrovare il senso delle cose.

È questa scena, e la sua immagine simbolo, ad introdurre all’interno del significato universale del film di Roberto Andò, Viva la libertà, che traspone sul grande schermo il romanzo Il trono vuoto (Bompiani, 2012).

Ernesto Oliveri è un uomo politico che, per sottrarsi alla pressione dell’opinione pubblica, decide di scomparire per qualche tempo, trovando rifugio a Parigi nella casa di Danielle (Valeria Bruni Tedeschi),  sua antica e mai dimenticata fiamma. A Roma, intanto, mentre l’assenza del leader politico inizia a diventare un caso nazionale, il suo fidato segretario Andrea Bottini (Valerio Mastandrea) riesce nell’impresa di sostituire Oliveri con suo fratello gemello, Giovanni Ernani, filosofo, già rinchiuso in una casa di cura per patologie mentali.

Il film, scandito dalla celebre sinfonia della Forza del destino di Verdi, si propone di mostrare gli sviluppi, spesso esilaranti, di questo singolare intreccio. È, tuttavia, un peccato che l’ambito di riferimento dei protagonisti del film ne ancori l’interpretazione all’attualità politica, passaggio per molti versi obbligato e senz’altro legittimo. È, infatti, ad un livello meno immediato che il film consente più feconde interpretazioni, accennate dalla scena descritta in apertura.

Se il tema dominante del nostro tempo è l’apparire a tutti i costi anche quando ciò che viene mostrato di sé è la sublimazione del nulla,  il nascondersi al mondo suggerito dal film equivale ad un percorso nuovo ed insieme antichissimo di recupero dell’integrità dell’umano. Silenzio, meditazione, purificazione da ogni falsa certezza diventano così altrettante tappe in tale itinerario di discernimento. La diagnosi di questa condizione era già stata indicata da Blaise Pascal, filosofo francese di metà Seicento, il quale osservava «L’unica cosa che ci consola dalle nostre miserie è il divertimento, e intanto questa è la maggiore tra le nostre miserie» (Pensieri, 171).

Il divertimento (divertissement) non va qui inteso alla lettera. Il termine indica, piuttosto, la forza centrifuga del «de-vèrtere», del distogliere, dell’allontanarsi dal centro. È quindi sinonimo di stordimento attivistico o, più in generale, di alienazione.

Non è allora la visibilità a tutti i costi, sinonimo di vita inautentica, ma il suo esatto opposto, lo svuotamento, la kenosi, a restituire l’interezza di ciò che siamo e dunque l’accesso al senso delle cose. Come la tradizione del monachesimo di clausura ha testimoniato, tornare all’autenticità del sé è possibile a condizione di arrestare la corrente continua che ci lega al mondo, venendo così ad abitare quello spazio specifico che ci restituisce una visione decontaminata dei coefficienti di verità delle cose.

È in base a questo percorso di ricerca, all’inizio non del tutto consapevole, che Oliveri potrà tornare a Roma con uno sguardo rinnovato, trovando una realtà trasformata, a sua volta, dall’intervento del suo alter ego.

Significativamente alla fine del film i due protagonisti, il leader politico ed il fratello filosofo, saranno inscindibilmente irriconoscibili perché invisibile è il transito di quel confine che separa l’autentico dal falso.

È bravissimo Roberto Andò a segnalare tutto ciò con limpide immagini di grande efficacia ed è strepitoso Toni Servillo nell’interpretazione simultanea dei due protagonisti.

Viva la libertà, sapiente connubio tra sceneggiatura, regia, interpretazione consente alla settima arte di essere fedele a se stessa, continuando ad interpellare la coscienza degli spettatori anche quando lo spettacolo può dirsi concluso.

(Pubblicato su Quotidiano di Lecce, 24 Febbraio 2013)

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