Filosofia del Cinema

Dell’invarianza: Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella

In filosofia del cinema on 24 ottobre 2010 at 10:07

«Una sola cosa non può cambiare. Non può cambiare la passione».

Potremmo forse partire da questa frase, pronunciata da uno dei protagonisti del film, per trovare la chiave efficace per inquadrare nel modo appropriato il film di Juan José Campanella, vincitore del premio Oscar 2010 come miglior film straniero.

La constatazione insita in questa frase è basata sul contrasto tra ciò che varia, ciò che cambia e ciò che rimane intatto nel cambiamento. L’intera nostra esistenza è costituita da un flusso di elementi (situazioni, persone, scelte) che si alternano, variano. Noi attraversiamo la vita effettuando di volta in volta scelte che ci fanno stabilire provvisoriamente nei pressi di una o più di queste situazioni. La vita stessa consiste di questo alternarsi tanto che diviene naturale chiedersi se, oltre al fatto di scegliere tra opzioni diverse, qualcosa rimanga identico in questa strutturale mutevolezza. Inoltre, se la vita è mutevolezza, a quali risorse occorrerà fare appello per abitare – per così dire –  ciò che non varia, l’invarianza, ammesso che una tale dimensione esista?

Il film risponde a questa domanda, a mio avviso. E, tra le tante interessanti figure del film, occorrerà fare particolare riferimento a Ricardo, il marito di Liliana Colodo, una giovane donna assassinata, il cui caso irrisolto sarà fatto oggetto di un romanzo scritto da Benjamin Esposito, già assistente del Pubblico Ministero, al termine della sua carriera.

Le azioni di Ricardo offrono una testimonianza di come sia possibile attraversare il mutamento indenni e con lo sguardo fisso e come questo possa coniugarsi con una particolare idea della giustizia.

Con riferimento al linguaggio filmico il film di Campanella si segnala per almeno due elementi. Il primo elemento consiste nell’uso importante che il regista decide di fare della retrospezione o flashback, cioè di quell’espediente che permette di interrompere la narrazione del tempo presente per introdurre un riferimento a vicende del passato. In secondo luogo, va segnalata la tecnica di ripresa dell’inseguimento nello stadio: si tratta di un particolare piano sequenza, tecnica che, com’è noto consiste nel riprendere con un unica inquadratura una intera sequenza. Nel caso specifico del’inseguimento, l’uso del piano sequenza, che ci fa entrare nello stadio dall’alto per portarci direttamente sugli spalti fino a vedere quasi dal punto dei protagonisti risulta particolarmente appropriato. In questo caso, infatti la tecnica permette di nobilitare il senso dell’espresso. Proprio nel momento in cui la storia ci fa piombare dall’alto di fronte al ricercato colpevole dell’omicidio, proprio in quel momento il regista opta per questa particolare tecnica, il cui beneficio ai fini della storia lascio giudicare a ciascuno di voi. Ecco, dunque la scena: http://www.youtube.com/watch?v=Z2Foo9ahKqM

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